venerdì 6 giugno 2014

Domanda aperta

Due notizie:

http://www.ilpost.it/2014/06/06/ordinanza-stamina-pesaro-andolina/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/laquila-scienziati-condannati-per-analisi-negligente-del-rischio-simico/474982/

Un semplicissimo quesito:

Quando si decideranno finalmente a fare una legge che impedisca ai tribunali di intervenire in ambito scientifico, eccetto nei casi in cui ci sia stato dolo?

martedì 26 febbraio 2013

Uno stato sull'orlo di una crisi di nervi

Ci sono appena state le elezioni, e di questo penso che tutti se ne siano accorti. I problemi sono arrivati ai risultati: tutti nel panico perchè non si vede una maggioranza possibile al senato, perchè Berlusconi è tornato, perchè le borse oggi sono impazzite, eccetera, eccetera, eccetera.
Consiglio a tutti di stare calmi: la situazione è meno grave di quello che sembra, anzi, ci è andata anche bene. I sondaggi elettorali sono stati pura spazzatura e il centrosinistra il vantaggio netto l'ha avuto finchè Berlusconi non è riuscito a stabilire l'alleanza PDL+Lega+Grande Sud. Paradossalmente è Silvio il vero sconfitto.

Vi sembra strano? Allora cominciamo con l'analisi.
Partiamo a considerare tutte le previsioni che sono state fatte prima e durante il conteggio dei voti.

Gli instant poll hanno fallito: davano un netto vantaggio al centrosinistra, e alla fine il vantaggio è stato inferiore all'1%.

Le proiezioni hanno fallito: davano un vantaggio meno netto al centrodestra, ma alla fine hanno avuto meno voti.

I sondaggi hanno fallito: qui i dati si fanno più interessanti, perchè i sondaggi davano una vittoria abbastanza netta nel centrosinistra alla camera, mentre era in dubbio la maggioranza al senato. Proprio i dati di ogni regione danno un idea di come i sondaggisti abbiano preso lucciole per lanterne. Ovviamente considero i dati per il senato, visto che i sondaggi regionali servivano proprio a capire la distribuzione di seggi al senato.
Il Veneto era l'unica regione in cui era data per certa la vittoria del centrodestra. E in effetti ha vinto con circa il 7% di distacco.
La Lombardia era data per contendibile, eppure qui il centrodestra ha vinto con l'8% di distacco. Come è possibile che due regioni che erano date così differenti hanno avuto risultato simile, come è sempre stato storicamente?
La Campania addirittura pendeva per il centrosinistra nei sondaggi, ma anche qui il centrodestra ha staccato il centrosinistra del 7%.
Si potrebbe pensare che da tutte le parti il dato del centrodestra è stato sottostimato: ma come è possibile che la sottostima sia stata così poco omogenea? In Piemonte, ad esempio, il centrosinistra era dato in vantaggio del 4-5%, quindi contendibile, e alla fine ha vinto lo stesso anche se per una manciata di voti. Nelle regioni "rosse", invece, i sondaggi sono stati più o meno corretti.
In più, dappertutto si è sottostimato il Movimento 5 Stelle e sono state "gonfiate" le ali, come il centro di Monti, mentre Rivoluzione Civile e Fare non sono arrivati nemmeno vicini alle soglie di sbarramento.
E non cominciate con le dietrologie, come brogli, scambio di voti, eccetera. Perchè qui non attacca. Sono più propenso a pensare che i sondaggi siano stati tutti sbagliati, perchè gran parte dei risultati si sono discostati dalle aspettative in modo significativo.

Proprio per i sondaggi, quindi, si è fatta strada l'idea che una vittoria del centrosinistra era data per certa e sarebbe stata anche abbastanza netta. In effetti, le ultime elezioni amministrative hanno visto molte affermazioni del centrosinistra in città importanti: questo dava l'impressione concreta di un centrosinistra forte e di un centrodestra debole. Ma come hanno votato le grandi città in cui ci sono state le elezioni nel 2012? Facciamo un po' di confronti.

Cominciamo da Parma, dove ha fatto notizia la vittoria al ballottaggio del sindaco a 5 stelle. Al primo turno, il candidato del centrosinistra aveva preso il 39,5%, quello a 5 Stelle era al 19,5%: ora il primo sconta un -3% mentre il secondo guadagna un +8%. Il centrodestra, che era stato spazzato via dalle note voragini lasciate nel bilancio (8% in totale), guadagna il 9%, un po' a spese delle liste centriste, un po' forse perchè molti si erano astenuti alla precedente elezione. Sembra comunque che tutti abbiano guadagnato un certo numero di voti, e che il centrodestra in questo comune sia definitivamente crollato nei consensi negli ultimi due anni.

A Palermo, con una precedente amministrazione molto simile, ma con un'astensione praticamente immutata durante quest'anno, vince il Movimento 5 Stelle (che ottiene quasi 100.000 voti in più!) ma per gli altri due partiti vale lo stesso discorso di prima, con il centrosinistra che però perde voti e arriva dietro il centrodestra. L'elezione a sindaco di Orlando è stata particolare, perchè è stato fortemente avvantaggiato dal "voto disgiunto". Probabilmente alcuni voti per le liste di Orlando (che ho conteggiato per il centrosinistra) sono migrati verso Rivoluzione Civile, che qui arriva al 5,5%. Ma anche così queste due forze insieme non arrivano al numero di voti del centrodestra, solo molto vicino. Il Movimento 5 stelle risulta quindi decisivo, ma sembra che a farne le spese sia più il centrodestra, solitamente maggioritario in questo comune.

Gli altri comuni sono meno problematici e quindi più rapidi da esaminare. Difficile è comunque il confronto vista la presenza delle liste civiche. L'elenco sarebbe lungo, ma i risultati si possono sintetizzare così: l'astensione meno alta rispetto alle comunali ha favorito il centrodestra. Questo significa che l'elettorato di destra era presente ma solo assopito, forse demoralizzato, ma è stato pronto a tornare al voto delle politiche. In quasi tutti i casi si osservano percentuali più alte per PDL, Lega e Movimento 5 Stelle, mentre quelle del PD sono altalenanti, ma di solito perde maggiormente quando ad appoggiarlo per le comunali sono state molte liste civiche. In quasi tutti i casi, però, tutti i partiti hanno incrementato la loro quota percentuale.
Conclusione: le elezioni nazionali e locali sono sempre da prendere separatamente.
Conclusione numero 2: l'elettorato italiano pende sempre a destra a livello nazionale
Conclusione numero 3: le grandi città sono tendenzialmente più a sinistra, mentre nei piccoli paesi la quota di destra è più elevata.
Nota a margine: E il movimento 5 stelle? E Monti? E' impossibile stabilire con precisione da dove arrivano i loro voti, ma hanno preso un po' da tutti: in termini assoluti tutte le formazioni che si sono presentate alle ultime elezioni del 2008 hanno visto meno voti in questa elezione. La coalizione che ha fatto capo al PDL ha perso più di 7.000.000 voti, mentre quella che fa capo al PD ne ha persi 3.500.000. La situazione del PDL appare ancora più grave perchè se sommiamo i voti de La Destra, che allora correva separata, i milioni diventavano 8.000.000.
Il centrosinistra non ha mai guadagnato voti durante questi 5 anni, è stato solo più bravo a contenere la fuoriuscita di elettori. Il ritorno di Berlusconi ha solo avuto come effetto quella di fermare la fuoriuscita degli elettori, richiamando a sè le ali estreme (La Destra, Lega, Grande Sud, MPA) e fermando anche la fuoriuscita di persone dalla coalizione. Il PD invece ha visto il percorso opposto, gran parte degli elettori sono usciti negli ultimi mesi, ed il motivo maggiore è il cambiamento dell'offerta politica: con il senno di poi, Monti ha preso più a sinistra che a destra, pescando soprattutto dai sostenitori di Renzi, e Ingroia ha fornito all'ala più sinistra un motivo per staccarsi. Anche il Movimento 5 Stelle si è preso qualcuno, sicuramente, ma a questo punto ripeto ancora una volta che i sondaggi sono palesemente sbagliati. Non è possibile che un milione e mezzo di persone abbiano deciso di votare per loro solo nell'ultima settimana, e un altro milione e mezzo per il centrodestra. Potrebbero anche essere loro i cosiddetti "indecisi", ma in tal caso Bersani può mettersi l'anima in pace: questi indecisi non avrebbero mai votato per lui nemmeno se avesse promesso la restituzione dell'IMU.
L'ultima battuta è volontaria: infatti bisogna contare il ruolo palesemente mistificatorio della stampa nella campagna elettorale. Perchè leggere i giornali per informarsi sulla campagna elettorale si è dimostrato profondamente inutile per chi vuole pensare un po' per chi votare. Se una persona leggesse solo i giornali, la situazione nella sua testa sarebbe stata più o meno questa:
  • Se voto Berlusconi mi vedo restituire l'IMU
  • Se non voto Monti lo spread schizza alle stelle
  • Se voto Bersani in pratica voto Monti perchè vogliono allearsi
  • Se voto Ingroia potrò infierire sul cadavere puzzolente di mafiosi ed evasori
  • Se voto Giannino faccio perdere Berlusconi
  • Se voto Grillo mando a casa tutti quelli sopracitati
E via di questo passo. I giornali, insomma, si sono concentrati più sul raccontare la storia della campagna elettorale, ignorando invece i contenuti. E sono sicuro che se fosse andata diversamente avremmo oggi un risultato diverso.
Infine, ho detto all'inizio che paradossalmente il PDL, e in particolare Berlusconi, è il vero sconfitto di queste elezioni. Questo proprio mentre tutti plaudono al risultato straordinario della sua coalizione. Ma non si vince uno scudetto vincendo l'ultima partita di campionato, e si dimentica che l'unico risultato a lui favorevole era la vittoria. Inoltre in parlamento soffre di un isolamento totale: non lo vuole il centrosinistra, non lo vuole il Movimento 5 stelle, non lo vuole Monti. A scompigliare i suoi piani per un senato ingovernabile è proprio il Movimento 5 Stelle: non potrà gioire per una "brutta prestazione" al governo da parte del centrosinistra, perchè l'effetto sarebbe quasi sicuramente una vittoria schiacciante del Movimento alla prossima tornata elettorale. Solo il centrosinistra, che detiene la maggioranza assoluta alla camera, può fornire la collaborazione per fare le leggi. Collaborazione necessaria, perchè tornare alle urne non sposterebbe di una virgola i risultati, e se qualcuno non si presentasse, ingrosserebbe solo le file del Movimento 5 Stelle, non risolvendo il problema. Se si vuole davvero sconfiggere Berlusconi definitivamente, bisogna governare, e per una volta, bisogna farlo bene.
Cosa si dovrebbe fare per me: un "governo breve" tra il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle. Si faranno le poche riforme in cui c'è accordo tra i due schieramenti, si elegge il Presidente della Repubblica, e quando il lavoro arriverà ai punti su cui c'è una profonda divisione, si torna alle urne. Per allora sarà cambiato abbastanza per avere un risultato più soddisfacente. In meglio, oppure in peggio.

giovedì 12 gennaio 2012

How the Mighty have fallen

- Ma allora dimmi, come sono caduti i potenti? Come hanno potuto fallire, proprio quando stavano raggiungendo un futuro luminoso?
- Come potevano vincere? I propri sogni, le proprie speranze... se li sono lasciati tutti alle spalle. Come potevano conquistarne di nuovi? Come puoi vivere, se non tieni vivi i tuoi sogni? Per questo pensa sempre a coloro che una volta erano invincibili, e celebra quello che significano per te. Vedrai che nei momenti più bui della tua vita, sono le speranze che ti illumineranno, e i momenti belli che hai passato ti daranno la forza di continuare. Ritroverai ogni giorno le motivazioni per continuare. No, non lasciarti mai tutto alle spalle.

lunedì 12 dicembre 2011

La sopravvalutazione della bellezza

Eh già, è arrivato il momento di affrontare la dura verità. La bellezza è un valore sopravvalutato.
Non voglio fare generalizzazioni o attacchi personali: la legge dei grandi numeri non impedisce l'esistenza di una persona bella, simpatica, gentile ed intelligente. Tuttavia, mi sono convinto che si dia troppa importanza alla bellezza, tanto da farne spesso l'unico discriminante per provare a conoscere una persona.
L'unica sua funzione positiva è quella di attrarre fisicamente più persone, mentre, purtroppo, ora è anche un metodo per essere popolari, in mancanza di altre qualità della persona. Spesso si rimane ammaliati da una persona molto bella, tanto da eleggerla a "migliore persona al mondo" senza nemmeno averla conosciuta per davvero. Con la bellezza (ma anche con la disponibilità, si intende) si riesce addirittura a far carriera, a migliorare la propria posizione, anche quando in realtà servirebbero ben altre caratteristiche.
Pensateci: con tutte le altre qualità si può arrivare molto più lontano, ma per "colpa" della bellezza, solo i più belli sono i migliori. Non siete d'accordo?

domenica 12 giugno 2011

Referendum 12-13 Giugno 2011

Cari amici italiani, se ancora non vi fosse noto, oggi fino alle 22 si vota per un referendum. Invito tutti, ovviamente, ad andare a votare. Se non lo farete, non solo non avete compiuto un vostro dovere, ma perderete anche un diritto: il diritto di lamentela. Non andando, infatti, vi andrà bene la decisione di altri, e voi non avete fatto nulla per impedirla.
Non c'è bisogno di andare a votare solo per i quattro si. Io ad esempio, voterò un solo si, una scheda bianca e due no.

- Voterò SI al quesito sul cosiddetto "legittimo impedimento" (Scheda VERDE). Perchè "la legge è uguale per tutti" non è solo uno slogan, è stato il frutto di millenni di evoluzione nella società umana, e non sarà certo un capo di stato con qualche portaborse a sovvertire questa conquista.

- Voterò SCHEDA BIANCA al quesito sul nucleare (Scheda GRIGIA), perchè dopo le ultime modifiche il quesito referendario ha perso di significato, e oltre ad appoggiarsi su testi molto ambigui (che non fanno nessun esplicito riferimento al nucleare), in caso di vittoria del SI il governo sarebbe obbligato a varare una nuova politica energetica (che, ricordo, è stato modificato e NON prevede l'uso di energia nucleare), mentre con un NO si terrebbe la gestione attuale dell'energia, che essendo stata modificata di fretta rischia di essere svantaggiosa.

- Voterò NO al quesito riguardante la riforma della gestione del sistema idrico (Scheda ROSSA).
Non è vero che la rete idrica è gestita dall'amministrazione pubblica, ma da enti privati. Il mito dell'"acqua pubblica" è dovuto al fatto che questi enti privati sono in gran parte delle società di cui il comune detiene tutte le azioni (o comunque la maggior parte di essa). Ma nulla impedisce ai comuni di decidere, come per altro è già avvenuto in alcune parti d'Italia, a voto di maggioranza, di affidare totalmente la gestione della rete idrica a un ente esterno che lo solleva interamente dai costi. La riforma che è oggetto del quesito introduce l'obbligo per i comuni di indire una gara pubblica per l'affidamento della rete idrica. In alternativa le società di gestione pubblica saranno obbligate a cedere una quota della società (ma NON la maggioranza di esse) a capitali privati. Nulla vieterebbe al comune di indire la ara pubblica e di presentare la propria offerta, con una società a capitali pubblici, quindi paradossalmente potrebbe anche non cambiare affatto il metodo di gestione.

- Voto NO al quesito riguardante le tariffe dell'acqua (Scheda GIALLA). Perchè è comunque previsto un tetto al ricavo che si può avere dalla gestione dell'acqua (7% dei costi), e anche allo stato attuale l'acqua non è gratuita. Anche le società gestite dai comuni hanno un costo, e questi costi sono ricavati dalle vostre tasse. Ma il "prezzo" attuale è insufficiente per recuperare i costi, quindi questi soldi mancanti sono detratti da altri campi. Ponendola un po' provocatoriamente: preferite acqua a basso costo, o sanità più scarsa?

lunedì 23 agosto 2010

Io ho paura [flusso di pensieri]

Ho paura di me stesso. Ho paura di quello che faccio. Solo ora capisco cosa vuol dire essere l’elefante in una cristalleria. Solo ora capisco chi diceva “proteggimi da quello che voglio”. Solo ora capisco chi diceva “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Qual è il mio potere? Io sconvolgo la vita alle persone. Spazzo via le convinzioni, i pregiudizi, gli schemi e le abitudini. Ho avuto spesso questa impressione, ma solo ora ne sono pienamente convinto. Ma tutto questo avviene anche senza fare grandi gesti: cose semplici, quasi ordinarie, ma che unite ad eventi casuali, hanno avuto effetti profondi. E tutto questo senza che io lo volessi realmente. Per questo ho paura. Ho paura di non avere il pieno controllo su quello che faccio. Ed è per questo che in quattro giorni è cambiata tutta la mia vita. Negli ultimi cinque mesi sono successe così tante cose, ho sconvolto la mia stessa vita per cominciare una nuova esistenza. Ho imparato a vivere davvero. Ho imparato a leggere i sentimenti delle persone. Sicuramente non si finisce mai di imparare, ma posso dire di essere cresciuto molto. Ho passato i cinque mesi più strani, pieni di novità, densi e belli della mia vita. Dentro questi giorni ci sono stati anche i tre mesi più belli della mia vita. Per una volta nella mia vita, sono stato davvero felice. E tutto questo è stato merito di una sola persona. Ma in questi mesi sono arrivati anche gli errori. Ed è sugli errori che ho improvvisamente capito tutto quello che ho imparato. Ho capito anche me stesso. Ho capito anche cosa cercavo veramente. Sugli errori ho anche pianto, dopo sette anni in cui mi ero quasi convinto che non l’avrei mai più fatto. Non ho nessun rimpianto, perché sono convinto che ho fatto tutto in buona fede. Pensavo che non sarei mai riuscito a ferire una persona, ma mi sbagliavo, perché non basta essere buoni e calmi, bisogna anche sapere come comportarsi. Spero di averlo capito, ora. Ieri cominciavo una strada nuova, e in cuor mio spero di aver preso quella definitiva. Perché rimane sempre una speranza: che anche dagli errori, alla fine, si può far nascere qualcosa di buono.

martedì 3 agosto 2010

Tre Parole

[Grazie a questo racconto ho conquistato il terzo posto al concorso di prosa del mio vecchio liceo. Non so quanto valga, ma penso di poterlo pubblicare senza timore]

Orfano. Ecco come un solo aggettivo potesse riassumere tutta la tristezza del suo passato. Ed il passato è il passato, quindi non si era mai chiesto perché si era trovato in quella situazione; cosa che sicuramente qualcun altro sapeva, ma lui non si era mai premurato di conoscere. La sua memoria risaliva fino al ricordo delle strade in cui vagava da bambino. Probabilmente anche allora qualcuno si prendeva cura di lui, ma nemmeno questo era importante, poiché ora quella persona non contava più nulla per lui. Invece, la prima persona che si ricordava di avere incontrato era proprio la prima che gli aveva cambiato la vita. E come non ricordare la sua entrata in scena? Mentre egli tentava di rubare – proprio a lui – quel poco cibo che si era trovato quel giorno.
“Ehi, ehi, calmo – disse al suo accenno di urla – “pensavi forse che volessi rubarti da mangiare?”
Era una scusa inutile, e lui lo sapeva bene. Ma continuò a parlare. “Era solo una prova, ragazzo, volevo misurare la tua… sensibilità. E’ normale che tu non mi abbia mai visto, ma più della metà dei furti che avvengono qui tra i vagabondi sono opera mia. Sono disposto a far diventare anche te un esperto in questo campo, e puoi scommettere che ci riuscirai. Sei stato il primo a beccarmi, e ti assicuro che non è cosa facile. Si vede che hai talento.”
Il resto del suo monologo servì a far accettare la sua proposta. E che proposta: gli promise mari, monti e ricchezze, cose a cui un bambino crede facilmente. Solo alla fine gli disse il suo nome (fittizio, si vedeva lontano un chilometro): Mok. Quindi, ecco che anche lui si impegna a compiere piccoli furti, seguito a pochi giorni di distanza da alcuni altri. Insomma, sembrava che stesse nascendo una nuova banda, in cui Mok si comportava da capo e fratello maggiore. E lui interpretava benissimo quel ruolo: sicuramente era più grande di tutti loro (addirittura quasi adulto), convinceva tutti con le sue parole affascinanti, si prendeva cura di tutti quelli che lo aiutavano e parlava spesso di strani progetti grandiosi. Infatti, ben presto tutti loro da orfani sparsi per le strade si costruirono una piccola baracca comune in un luogo fuori dagli sguardi indiscreti. E si cominciarono a dare delle regole: tutti avrebbero dovuto avere un nome di tre lettere pronunciabile, ognuno avrebbe operato in un luogo preciso da soli, e altre ancora.

Borseggiatore. Ecco come poteva definire in una parola tutta la sua situazione presente. Si trovava in mezzo alla folla, pronto a far scattare la mano non appena qualcosa di utile sarebbe stato troppo incustodito. Non era uno scippatore: scippare implicava mettersi troppo in vista, oppure poter essere riconosciuto, ma soprattutto non permetteva alla vittima di accorgersi di quello che stava accadendo, se non quando ormai si erano dileguati. E’ quello che Mok ripeteva a chiunque entrava a far parte della banda: non avrebbe mai permesso a nessuno di violare queste poche direttive sul proprio compito. E come dargli torto? Ormai vivevano su quel tipo di guadagni, e se qualcuno fosse stato beccato, le conseguenze sarebbero state disastrose sull’intera banda. Come avrebbero potuto risolvere quella situazione?
Mok riusciva anche a rassicurare tutti, quando vennero a sapere che rubare poteva essere punito. “Tanto sono gli altri che non capiscono nulla: sono loro a sbagliare in questo caso, perché noi ladri in realtà rispettiamo la proprietà. Semplicemente vogliamo che la proprietà degli altri diventi nostra, così possiamo rispettarla meglio”. La sostanza del discorso era questo, ma lui lo pronunciò diversamente, con il suo solito modo di parlare capace di convincere tutti i ragazzi, che ovviamente credettero al suo pensiero completamente errato.
Ma c’era una cosa che Mok odiava più di tutte: l’omicidio. Anche se non l’aveva mai detto apertamente, questo fatto fu evidente quando scoprì che uno di loro, durante il giorno, aveva rubato anche un’arma. La sua reazione fu terribile, e servì anche a dissuadere tutti dall’imitare il loro compare. Dopo aver inveito contro di lui, davanti a tutti gli altri, lo cacciò senza esitazione, condannandolo, di fatto, alla morte. Infatti, non passò molto tempo che fu ritrovato (morto di inedia) da uno dei suoi ex-compari.
Tutto questo avveniva non molto tempo fa. Ma lui sentiva di non essere più un bambino. Cominciava a comprendere che Mok diceva cose sbagliate, e che quel suo atteggiamento intransigente su come rubare alla fine sarebbe risultato deleterio per tutti. Voleva un’arma. Aveva visto come Mok si era spaventato alla vista di quell’oggetto. Se la gente ne aveva così paura, allora perché non usarla? Rubare sarebbe stato più semplice, e poi le vittime non si sarebbero azzardate a rivoltarsi contro di loro. Decise che era stufo della vita che conduceva, avrebbe detto a Mok di cambiare opinione. Era lui il più grande, era lui il più bravo, era lui il più fidato! Ecco un’altra cosa che non gli andava a genio: ogni notte Mok voleva che uno di loro stesse con lui, ma a lui non l’aveva mai chiesto. Quando lo venne a sapere non fece pesare molto la cosa, ma ora che ci pensava la cosa gli faceva rabbia. Questa sera avrebbe parlato sicuramente con lui!

Ma mentre questi pensieri gli invadevano la mente, sentì una mano afferrargli il polso. Si accorse che, senza volerlo realmente, stava sfilando dalla tasca posteriore di un passante un portafoglio troppo in vista. Ed era stato scoperto.
“Questo non è per te!” disse la persona che ora stava di fronte a lui e lo fissava intensamente.
Non gli era mai successo di essere preso mentre tentava di rubare. Ma non si fece prendere dal panico, Mok aveva pensato anche a questo; quindi si mise a recitare la parte che gli aveva insegnato.
“La prego signore, sono un povero bambino affamato, ho bisogno di mangiare! Mi capisca! Mi aiuti!” nessuno nella folla si fermò ad osservare la scena, come aveva sperato. L’unica speranza era che quel signore cedesse.
“Come ti chiami, ragazzo?” disse lui, continuando a fissarlo intensamente. “Non ho nome! Sono un povero vagabondo!” si affrettò a rispondere. Era la verità, anche se possedeva il suo nome in codice di tre lettere.
“Allora ti chiamerò ragazzo.” E tirò fuori, senza farsi vedere dal resto della folla, proprio quello che lui poco prima desiderava avere: un’arma! E che arma! Era lucidissima e senza nemmeno un graffio, non come quella tutta arrugginita che Mok aveva gettato via. Improvvisamente, smise di recitare e guardò con stupore l’arma, poi levò gli occhi al signore che l’aveva preso. Stava ridendo. Notò solo ora che era giovanissimo, anche se si vedeva che era un adulto, e vestiva in modo accurato.
“Vedo che ti piace, ragazzo. Se vuoi te ne posso regalare una uguale. Vieni con me”. “Veramente me ne daresti una?” era estasiato da quella proposta: finalmente poteva andarsene dalla banda di Mok!
“Ma certo. Ti paio uno che mente? – e rise ancora – forza, vieni!” e gli strattonò il polso.
Quindi si decise a seguire quel signore. Appena avuta in mano l’arma, avrebbe rubato a modo suo. Avrebbe cercato qualcuno disposto ad unirsi per rubare grandi somme, e perché non sostituirsi al posto di Mok? Con i soldi che avrebbe rubato avrebbe comprato un’arma per tutti i suoi compari, e Mok non si sarebbe potuto opporre, intimorito da tutte quelle armi! Ora era veramente felice: sarebbe diventato un Boss del crimine! Però “Boss del crimine” erano tre parole: voleva trovare un modo per definire in un solo termine il suo futuro. Quale avrebbe potuto essere?
Ma mentre pensava a queste cose e camminava, la sua domanda sarebbe rimasta senza risposta. Anzi, no: fu l’ultimo suo pensiero a trovare la parola adatta per il suo futuro.
Morte.

mercoledì 13 gennaio 2010

Fuggire dall'Italia?

Andare via dall'Italia è un pensiero che molti fanno. Alcuni si decidono a fare questo passo, altri no. Ma invito tutti coloro che hanno questo pensiero, prima di prendere una decisione definitiva, a leggere questa lettera. E' stata scritta da Benedetta Tobagi (figlia di Walter Tobagi, che spero tutti voi conosciate) proprio in risposta ad un padre che invita suo figlio ad andarsene dall'Italia. Inutile dire che, se la cito qui, è perchè sottoscrivo in pieno ciò che è scritto. Vorrei anche sottolineare il fatto che se non siamo disposti a lottare fin dal momento in cui dobbiamo farci spazio qui, allora non lo faremo neanche per i problemi che troveremo in seguito. Perchè fuori dai nostri confini non troviamo di certo il paradiso.



Caro Direttore, immagino che la lettera di Pier Luigi Celli, "Figlio mio, lascia questo paese" (Repubblica, 30 novembre) sia nata come una provocazione.
Anche concedendolo, mi pare che il testo, per ciò che dice, per come è costruito, sia esso stesso un sintomo preoccupante dei mali che vorrebbe denunciare: anche per questo, credo, ha dato fastidio a molti. È triste che per denunciare una situazione di grave disagio e degrado della vita civile, il direttore generale dell´università Luiss scelga l´espediente retorico della "lettera al figlio", e si lanci in doglianze dure, ma generiche, sui mali italiani e sull´assenza di un futuro possibile per i giovani che restano a vivere in Italia.
Se di provocazione si tratta, infatti, sarebbe stato uno scossone salutare che uscisse piuttosto dalla penna di un figlio, o comunque, di un giovane. L´identità dei figli si costruisce anche nella contrapposizione al mondo dei padri. Il momento della critica è parte integrante del processo di maturazione. Dalla penna di un padre, tanto più in questo caso, considerata la posizione pubblica che ricopre, sarebbe stato bello leggere del suo impegno accademico per tentare di rinnovare la classe dirigente, ritrovare - magari - un´analisi degli ostacoli incontrati, un atto di denuncia del mondo che conosce o ha conosciuto, con fatti, dati, numeri e nomi. Parole pensate per continuare ad agire sul proprio frammento mondo, nel tentativo di renderlo, anche se in piccolo, più abitabile, anche per il figlio. Parole che insegnassero al figlio il coraggio e l´ostinazione dell´impegno, anche se le circostanze ambientali sono le più scoraggianti. Invece il padre, confessato il proprio personale fallimento, incita il figlio ad andarsene.
Conta solo il privato, il proprio interesse: non fare il mio errore, pensa a te e vattene lontano. A lui, istruito, intelligente, brillante, non affida il messaggio di mettercela tutta, a costo di delusioni, frustrazioni, sacrifici, per risollevare le sorti del Paese, perché spendersi per il bene comune, proprio quando le cose vanno male, "qualunque cosa succeda" (per citare l´avvocato Giorgio Ambrosoli) è un´impresa che riempie di senso la vita. Ai figli tocca l´onere di affrontare questo Paese ferito e travagliato e anche denunciarne i mali, ma i padri non dovrebbero abdicare al proprio ruolo.
A livello simbolico, il padre è l´uomo divenuto capace di accudimento e di responsabilità. Al padre spetta di lavorare nel mondo e preparare il figlio a entrarvi. La letteratura classica ci consegna le immagini potenti di Ulisse, Enea e soprattutto Ettore, l´eroe dei troiani: accomunati dal tratto paterno inteso come progetto di futuro e responsabilità. In un bel saggio intitolato proprio "Il gesto di Ettore" lo psicanalista Luigi Zoja analizza gli effetti dell´attuale "rarefazione del padre", il venir meno di "riti di passaggio all´età adulta mediati da figure paterne autorevoli" e di "un modello verticale capace di innescare processi sulla responsabilità".
La lettera di Celli si basa sull´assunto che oggi l´alternativa è tra rassegnarsi allo schifo o scappare e salvare se stessi. Non è così. Le "passioni grigie", come le ha chiamate Remo Bodei (onestà, onore, rispetto di sé e dell´altro, far bene il proprio lavoro, non accettare corruzione e intimidazione) non sono morte. Girando per l´Italia, soprattutto frequentando il circuito "invisibile" delle associazioni culturali, o i poli di una rete come "Libera", si incontra tanta gente che lavora, e molto bene, e soprattutto con i ragazzi, per creare anticorpi a una situazione che a troppi sembra senza speranza. Luoghi dove la denuncia di ciò che non va si accompagna sempre ad azioni costruttive: magari a livello locale, su piccola scala: ma l´umiltà del passo dopo passo è la linfa e la premessa di ogni vero cambiamento.
Penso a una sostituto procuratore che ha speso la vita a cercare di contrastare i reati ambientali e la criminalità organizzata. Con frustrazioni e difficoltà quasi inimmaginabili. Quando si scoraggia, pensa alle parole di suo padre, avvocato e sindaco, che le ha trasmesso il senso del valore di compiere il proprio dovere. Si rende conto che il problema è strutturale e occorrerebbe modificare la mentalità dei cittadini. Continua dunque a fare il suo lavoro, però investe tempo anche in incontri pubblici per sensibilizzare la popolazione locale sulle problematiche ambientali. Ha una figlia che studia legge. In Italia. Penso a chi si rompe la testa per cercare di immaginare modi, linguaggi, strumenti nuovi per trasmettere ai ragazzi una cultura del rispetto delle regole, linfa perché domani l´Italia sia un po´ diversa. Ci sono padri che vivono con lo spettro di dover lasciare il paese, un domani, perché non riescono più a mantenere se stessi e la famiglia. Un giovane freelance, classe 1972, orgoglioso padre di una bimba di un anno (la madre, neanche farlo apposta, è una hostess di terra che ha sofferto tutte le tempeste del caso Alitalia): «Certo che la tentazione di andarsene guardandosi in giro è forte. Ma sarebbe una fuga. Adesso sono nel pieno delle mie forze, e voglio tentare tutto il possibile per darle un futuro qui». Questo è parlare. Da uomo, da padre, da italiano. Sono molto contenta per sua figlia, e anche per me. Mi ha fatto sentire meno sola. Ho trentadue anni, sono molto indignata, ma voglio continuare a vivere in Italia. Con tante scorribande all´estero (e invito tutti i ragazzi a fare lo stesso, se possono!), per prendere ciò che qui non trovo, per metterlo nel mio lavoro, per seminare nel mio Paese. C´è troppo da fare e c´è bisogno di tutti.
Benedetta Tobagi

domenica 13 dicembre 2009

Vecchi ricordi e versioni di latino

La sconfitta di Istanbul

Il Milan, in vantaggio a metà battaglia contro il Liverpool, perde miseramente a causa della sua spavalderia

Piccinin dixit nihil milanem potuisse profligare, et si potuisset, fantascientificam rem futuram esse. Vane is locutus est, quia alter tempus fuit. Milanenses magna cum clamore summum calicem pro se reclamabant. Certe rem adversam vocaverunt, eaque statim pervenit. Pauco tempore ante pugnae incipio Milan, putans se iam habuisse calicem, deposta virtute, accepit superbia. Sed hostes profligati non erant, et iubilum factum est celeriter desperationem. Dida, rigorem, pallae iacti fuerunt ruinam Milanis. Occaso sole, legati statuerunt cum certaminibus resolvere pugnam, sine pugnare sequente die. Hoc fuit error Milanis, quod consilium acciperunt. Nam Dudex mirabiliter profligavit magnos hostes, at Dida laborens incipit pugnare cum fortissimo hostium. Sed priusquam hoc certamen victorem habuit, Dudex exultans necavit fortissimum Milanis. Tum reliqui homines incipierunt dicere Milanensibus: "Ah, te, qui habuisti te maior, qui videbas reliquos ut servos, qui putabas habere iam summum calicem; nunc es te minor omnium, te servus, te summus illusus, et omnis meminerint hanc diem

domenica 29 novembre 2009

Per la Toscana in Italia

Ogni anno la Toscana è depredata della sua terra stessa. Ogni giorno un po' di Toscana muore. Forse per gli incendi? No. Forse per i saccheggi? No. Forse perchè...? No, no. La Toscana muore perchè ogni giorno qualcuno porta via un sasso. Se ognuno di noi portasse via un sasso la Toscana si spanderebbe in tutto il mondo e nessuno potrebbe riconoscere più la Toscana. Che sarebbe ormai in tutto il mondo, quindi tutto il mondo potrebbe chiamarsi Toscana. Quindi la Toscana non esisterebbe più. Non portare via un sasso dalla Toscana, perchè altrimenti non sappiamo più dov'è la Toscana. Quest'anno la Toscana è 52 metri sotto il livello normale della sua toscanità, perchè i sassi sono stati portati via in tutta fretta, così... come se nulla fosse. Non portare via il sasso dalla Toscana, altrimenti la Toscana non la riconosceremmo più. E' una campagna per la Toscana in Italia.